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Breve storia del Comune

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Il più attendibile ricercatore della storia del Canavese è certamente il Bertolotti che nella seconda metà dell'ottocento scriveva che il nome attuale di Issiglio non ha un'origine sicura, bensì ne esistono più versioni.

Una prima versione lo vuole far derivare dall'antico culto pagano che si celebrava in un tempietto del paese dedicato ad una dea protettrice delle campagne: non è noto però se essa fosse la dea Iside o Isi, divinità pervenuta dall'Egitto oppure la nereide Isea o la dea Isis, protettrice dei lanifici. Questo tempio più tardi fu trasformato in Chiesa e fu parrocchia per i paesi di Issiglio e Vidracco fino al 1693 ed è tuttora esistente a ridosso del cimitero.

Una seconda versione lo vuole far derivare da In Exilio per essere stato luogo di deportazione di prigionieri romani che dovevano lavorare nelle miniere della Valle.

Una terza versione ritiene che derivi da Isily, dal gallico Isiliacum, usato a significare luogo lungo le acque correnti.

Notizie storiche certe si conoscono solo verso la fine del 1300: il Villaggio è citato nelle esenzioni di pedaggio per la Val di Chy, (che comprendeva tutti i paesi della destra orografica del Chiusella) e nei documenti dei vari feudatari che ne ebbero il possesso quali i San Martino di Strambino, gli Arundello, i Parella, i Loranzè, i San Martino di Agliè ed i Vescovi di Ivrea. Fino alla fine dell'Ottocento il paese non era servito da strade carrabili, comunicava solo tramite sentieri con Rueglio, Muriaglio, Vidracco e Vistrorio che era il capo mandamento di tutti i paesi della Bassa Valle a partire da Rueglio, e che era raggiungibile solo attraverso una passerella di assi in legno posati sulle pietre del torrente Chiusella nella zona di confine tra Vistrorio e Gauna e poi con l'attraversamento del Savenca su ponticello di legno che collegava la regione Sendola con il paese.

Nella seconda metà dell'Ottocento gli abitanti erano 775 distribuiti in meno di 200 famiglie. La parte più bassa del paese anticamente era sicuramente allagata: da ciò nacque la leggenda che narra che allora il paese si trovasse molto più in alto, presso l'attuale borgata di Sardus e che sulla sponda opposta dimorasse il principe di Arundello, innamorato di una povera contadinella Issigliese. Egli riuscì a far prosciugare il lago per vincere l'opposizione alle nozze da parte della propria madre.
L'antica economia del Paese era basata sull'allevamento, sull'agricoltura e sui mestieri artigianali. Con la forestazione, oltre a risolvere il problema del riscaldamento, si provvedeva all'abitazione ad agli arredi. La case erano quasi esclusivamente costruite in legno e pietra, che erano materie prime che si trovavano in loco. Si ha testimonianza anche dell'esistenza di due fornaci di calce ed una di mattoni, in quanto in mancanza di strade gli approvvigionamenti esterni erano alquanto difficoltosi. Le case sorgevano sul territorio ovunque ci fosse la minima possibilità di attività agricole, poiché ci si doveva aggiustare con ciò di cui si disponeva. Spesso il mestiere diventava così raffinato fino ad essere una vera e propria arte come testimoniano alcune caratteristiche architettoniche ancora esistenti, per esempio, i portoni: permettono il transito pedonale tra i gruppi di case del centro storico e sono tuttora efficienti a dispetto degli anni trascorsi e del peso dei fabbricati sovrastanti.
Analoga simbiosi tra funzionalità pratica e peculiarità estetica si ritrova anche negli archi di pietra e, all'interno di alcuni edifici meno rimodernati, nei soffitti in mattoni od in legno.

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 03 Giugno 2012 10:26 )
 

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